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Apple nuovamente nei guai: possibile class action contro l’azienda

30 dicembre 2011

Le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra: Codacons, Federconsumatori e Adusbef hanno fatto sapere che stanno valutando la possibilità di una class action contro Apple, per risarcire i consumatori danneggiati dalla condotta della società stessa.

Perché mai questa crociata contro Apple? Il motivo è semplice: le aziende Apple operanti in Italia (Apple Sales International, Apple Italia S.r.l. e Apple Retail Italia) secondo l’Antitrust hanno adottato pratiche di vendita scorrette, applicando un solo anno di garanzia sui prodotti venduti (per maggiori dettagli consultare http://it.ibtimes.com/articles/26306/20111227/multa-sanzioni-antitrust-apple.htm).

Il Codice del Consumo prevede però all’ articolo 132 che “Il venditore è responsabile, a norma dell’articolo 130 (il quale afferma che il negoziante, è responsabile nei confronti del consumatore, per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene ndr), quando il difetto di conformità si manifesta entro il termine di due anni dalla consegna del bene”.

Ciò significa che su qualunque prodotto acquistato, il venditore è tenuto ad applicare una garanzia di due anni, che decorre dal momento dell’ acquisto dello stesso.

Invece sui prodotti a marchio Apple venduti in Italia, si applicava la garanzia di un anno, mentre come è facilmente intuibile dall’ articolo 132 del Codice del Consumo, è obbligatoria per legge la garanzia di due anni. Agli acquirenti che volevano estendere la garanzia oltre un anno dovevano pagare.

Sul tema sono intervenuti Federconsumatori ed Adusbef, che con un comunicato congiunto, hanno fatto sapere che “La violazione di quanto previsto dal Codice del Consumo in materia di garanzia risulta aggravato dalla vendita di una garanzia supplementare per i propri prodotti che, secondo quanto dichiarato al momento della vendita, avrebbero altrimenti goduto di un solo anno di copertura della garanzia. Alla luce di quanto sopra, le associazioni dei consumatori non hanno escluso la possibilità di lanciare azioni di classe”.

Sulla vicenda era intervenuto anche il presidente del Codacons Carlo Rienzi, che oltre ad aver espresso viva soddisfazione per la condanna della società fondata dal defunto Steve Jobs, aveva fatto sapere che stava valutando eventuali “Azioni legali e risarcitorie in favore di chi ha subito danni dai comportamenti illegittimi di Apple. L’ufficio legale della nostra associazione sta valutando anche la possibilità di intentare una vera e propria class action contro il colosso dell’informatica”.

Questa vicenda causerà un notevole danno di immagine ad Apple che dovrà comunque giustificare il suo comportamento.

Assange: ecco chi ci spia

2 dicembre 2011

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LONDRA – Siamo tutti facilmente spiabili. Tanto che, forse, sta gia’ accadendo. E’ l’ultimo inquietante scoop messo a segno da WikiLeaks in partnership con il Bureau of Investigative Journalism (BIJ) e Privacy International, organizzazione britannica che si batte per il rispetto della privacy. Una pletora di societa’ private sparse per il mondo, Italia compresa, e’ infatti in grado di offrire, spesso al miglior offerente, tecnologie capaci di monitorare email, sms e telefonate ”di un’intera popolazione”. Sistemi che – se consegnati agli aguzzini di spietati regimi – possono essere letali ”quanto un proiettile”. ”Nel corso degli ultimi 10 anni”, ha detto Julian Assange durante la presentazione dell’inchiesta, soprannominata SpyFiles, ”e’ fiorita un’industria internazionale che fornisce ai servizi segreti degli stati equipaggiamenti capaci di sorvegliare masse di persone. Quelle aziende ora stanno esportando i loro prodotti in giro per il mondo in modo incontrollato”. Assange e gli altri hanno rintracciato quanto piu’ materiale possibile per identificare i nomi di queste societa’ e descrivere in dettaglio i ‘servizi’ che sono in grado di offrire. Ecco allora spuntare i nomi di 130 aziende basate in 25 paesi: insieme si spartiscono un business che vale 5 miliardi di dollari. Ma i cittadini comuni ne sanno poco o nulla. Gli agenti commerciali di questo Grande Fratello reticolare illustrano infatti i loro prodotti in fiere specializzate dove, spiega il BIJ, ”la gente comune e la stampa non e’ ammessa”. Si tratta di strumenti avanzatissimi, che sembrano tratti da un film di Hollywood. Invece sono veri e pronti sul mercato. ”Societa’ di sorveglianza come l’americana SS8, l’italiana Hacking Team, o la francese Vupen producono virus Trojans in grado di assumere il controllo di computer e cellulari – incluso iPhone, Blackberry e Android – registrando ogni uso, movimento e persino immagini e suoni della stanza in cui si trovano”, spiega Assange. In pratica, taglia corto il boss di WikiLeaks, ogni cellulare diventa ”una microspia che in piu’ e’ anche in grado di telefonare”. ”Spero – ha concluso – che la pubblicazione di questo materiale faccia capire che tutti siamo spiati. Non e’ una minaccia teorica, che puo’ verificarsi in un remoto futuro: sta accadendo oggi, e coinvolge ognuno di noi”. ”E’ importante che questi equipaggiamenti siano usati solo in casi molto ristretti e in modo proporzionato”, spiega Eric King di Privacy International. ”Non e’ il caso della Siria. In un paese dove non c’e’ lo Stato diritto queste tecnologie diventano strumento di controllo politico”. ”I documenti – dice Ross Anderson, professore in security engineering all’universita’ di Cambridge – rivelano l’esistenza di un’industria dedicata alla sorveglianza di massa e non impegnata a fornire legali strumenti d’intercettazione. Sono strumenti che permettono ai governi di registrare e analizzare email, chat e sms della gente allo stesso modo in cui Google permette di scandagliare il web”.

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